Il Comune di Treviso Bresciano 687 m s.l.m. è situato sul versante orientale della Valsabbia, in una valle verdeggiante. Le contrade che compongono il paese sono Trebbio, Vico e Facchetti; immerse nella natura sono circondate da boschi e pascoli.
Vico è la frazione situata più a nord del paese, il suo nome, di origine latina "Vicus" significa villaggio.
Trebbio è la frazione più popolata, il suo nome deriva da "Trivium" e significa incrocio di tre strade.
L’ ultima, ma non meno importante è la frazione di Facchetti, così chiamata per il primo nucleo familiare che vi si è stanziato.
La Valle di Treviso Bresciano è circondata da monti, tra questi ricordiamo Il Monte Bastia alto mt. 988, si erge a protezione di Vico e sta per Castello, fortezza. La Cocca (Còca) che significa Cima e separa la Bastia dalla Curma, che si trova alle spalle di Trebbio e vuol dire colmo, sommità (Cùlma).
La località gode di un clima mite perché è protetta dai venti. Per questo motivo Treviso Bresciano è considerato un centro climatico importante.
I Comuni limitrofi sono Idro Capovalle, Vobarno, Provaglio Val Sabbia, Vestone e Lavenone.
Il nome del paese pare abbia etimologia dal latino “tre villaggi”. Tra i primi documenti storici rinvenuti si parla dell’esistenza di tre villaggi: Vico (Vicus) Ia sua denominazione antica era “Cazzi di sopra”; Trebbio (Traes Viae) il cui nome antico era “Cazzi di sotto” e Facchetti, chiamata così perché abitata da nuclei familiari con il medesimo cognome. L’appellativo antico del paese era "Caeys", termine longobardo che significava bosco.
Negli scritti più antichi viene indicato con più nomi "Caci" o "Cazzi" dal latino "Cassizio", "Cuzzi" o "Cazzarium"; solo Il 24 maggio del 1532 il General Vicina fece cancellare il vecchio nome del paese e venne deliberato che si sarebbe chiamato Treviso Bresciano.
L’elemento predominante di questo territorio è l’estensione dei boschi. Addirittura per alcuni secoli queste terre furono di proprietà di alcuni vassalli di re longobardi.
In seguito furono annessi ai monasteri di Leno e S. Giulia, utilizzati come riserva di caccia del vescovo di Brescia.
Tra i secoli X e XI erano diffuse le battute di caccia, ricca di molte specie animali era la zona della Fobbia. (Orsi, stambecchi, daini ecc.).
Facente parte del pago romano prima e della Pieve di Idro poi, nell’ XI secolo, probabilmente quando sorsero gli abitati di Vico e Trebbio, si costituì in parrocchia autonoma.
Nel 1396 Treviso faceva parte della Riviera di Salò, sotto la Serenissima Repubblica di Venezia passò alla quadra Montagna della Riviera di Salò.
Il passaggio dei Lanzichenecchi, guidati da Giorgio Frundesberg, lasciò danni e distruzione.
Nel XVIII Treviso fu incluso nel Dipartimento del Benaco, ma fu invaso dalle truppe austro – russe. L’ordinamento politico amministrativo austriaco nel Lombardo - Veneto divise la valle in due distretti, Treviso fu annesso a Vestone.
Durante la prima guerra Mondiale lo spostamento dei confini d’Italia alla Valle del Caffaro e alla Valvestino, resero il territorio di Treviso una delle zone militari di prima linea, il forte di Valledrane venne attrezzato per contrastare il vicino fronte austriaco. Il Forte era persino dotato di batterie di artiglieria. Fortunatamente non entrò in azione e dopo la guerra conobbe un periodo di decadenza.
Negli anni 30 l’edificio venne ristrutturato e adibito a Sanatorio Infantile; il Sanatorio di Valledrane, fu un’ importante centro lombardo per la cura della malattia polmonare. L’opera fu inaugurata il 28 ottobre 1928. L’attività è proseguita fino al 1978, quando il Sanatorio venne chiuso definitivamente. Negli ultimi anni la struttura è stata restaurata e abbellita, viene riaperta per i ragazzi nei mesi estivi.
Inoltre la zona di Valledrane fu teatro, presso il forte, di molti scontri fra partigiani della Brigata Perlasca e militi fascisti che presidiavano la zona.
Il paese nel passato è sempre vissuto sul lavoro del campi , sull’ allevamento del bestiame, sui prodotti del bosco e sulla lavorazione del legname sia per da ardere che d’ opera. Il paese contadino ha conosciuto anche l’emigrazione, prima in America e poi verso il nord Europa.
Oggi i coltivatori sono pochi, prevale il lavoro in laboratori artigianali e nelle fabbriche.
Negli ultimi decenni sono sorte alcune imprese artigianali, che offrono lavoro e occupazione. Inoltre albergatori e commercianti contribuiscono al benessere della popolazione.