La Valvestino è la più grande valle che solca, ortogonalmente al lago, la complessa sponda bresciana del Garda; prende il nome dai monti Vesta e Stino che la chiudono ad occidente e collega la grande fenditura benacense con la Valsabbia e la Val Giudicarie.
E’ contornata a nord da cime dolomitiche che raggiungono i 2.000 m: il Monte Cingla, la Cima Tombea e il Monte Caplone.
La Valvestino è costituita da sette frazioni: Armo, Bollone, Moerna, Persone e Turano, Magasa e Cadria. Le frazioni sono accomunate da una particolarità: il caso vuole infatti che, pur se poco distanti l’uno dall’altro, siano tra di loro “invisibili”.
La leggenda narra che la dea Vesta avesse una sacerdotessa incaricata di tenere sempre acceso il fuoco del tempio, questa era protetta da sette fratelli.Un giorno la vestale si sposò e lascio il tempio, in segno di riconoscenza nei confronti dei suoi difensori pensò di lasciare loro tutta la valle. Li riunì ed esplicò la sue volontà, l’unica condizione posta ai fratelli era quella che dovevano costruire le case in luoghi differenti in modo che dal comignolo di una non si vedesse il fumo delle altre. Il desiderio della vestale fu appagato, da allora ebbe inizio la realizzazione dei paesi.
I primi abitanti di questo territorio probabilmente furono gli Aborigeni che precedettero i Tirreni. Dopo il 1500 a.C. subentrarono gli Euganei che si mischiarono poi con molti altri popoli, il particolare con gli Stoni, che invasero tutti i paesi circostanti e diedero il nome sia Vestone che era il loro centro, che ad altri luoghi come Vesta , Stino e Vestino.
Nell’ 800 a.C. entarono in valle gli Etruschi che apportarono le loro credenze, i loro usi e i loro costumi. Ad Armo furono ritrovate delle tombe di origine etrusca.
Nel 500 a.C. arrivano , come in tutta la zona del Garda Bresciano, i Galli che sconfissero gli Etruschi. Una tribù, quella dei cenomani, si stabilì nelle nostre regioni. Fondarono Brescia e ben presto giunsero in Valvestino.
Nel 220 a.C. fu abitata dai Romani che apportarono la loro religione. In Valvestino per oltre 4 secoli furono adorati idoli gallici e idoli romani.
Alla caduta dell’Impero Romano, non vi furono invasioni barbariche perché in valle si stanziarono i longobardi.
In epoca longobarda la Valvestino fece parte del ducato giudicariense; a partire dal XI secolo, fu feudo dell’Impero germanico assegnato al principe vescovo di Trento e ai Conti di Lodrone.
Ma fu con il passaggio del Bresciano sotto la dominazione veneta che iniziò la sua vera “anomalia”: mentre le aree circostanti (Valsabbia e Riviera Gardesana) diventavano domini della Serenissima, la Valvestino rimase un cuneo di terra austriaca inserito in territorio veneto. Infatti politicamente l’alta Valle per almeno un millennio rientrò nell’area di dominazione trentino-austriaca.
Nel 1889 una guida scrisse:” La Valle… è dominata dall’ Austria e presenta questo di curioso, nei giorni di maltempo e quando ci sono urgenze il pedone postale, le autorità amministrative e giudiziarie di Condino entrano passando per il territorio italiano, essendo questa la strada più comoda”.
Gli uomini prestavano servizio militare nelle file austriache, le leggi erano quelle di Vienna, curati e parroci erano mandati da Trento. A dire il vero la popolazione era comunque tranquilla, sotto tutti gli aspetti. Il governo austriaco, si attivò persino per costruire una mulattiera, con cui da Turano si poteva raggiungere Persone, Bocca di Val e Baitoni. La strada più comoda restava la mulattiera che univa a Gaino, in terra italiana. Il confine, alla confluenza del Droanello con il fiume Toscolano, si superava solo con il passaporto.Quando nel 1910 L’Arciduca Eugenio visitò la Valvestino disse che era ora di creare un collegamento per gli abitanti della valle.
Tale stato di cose perdurò fino alla prima guerra mondiale.
L’ assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando, avvenuto a Sarajevo il 28 Giugno 1914 portò allo scoppio della Grande Guerra. Francesco Giuseppe ordinò la mobilitazione generale, furono chiamati alle armi molti uomini e ragazzi, alcuni rimasero in Valle, la maggior parte furono mandati in Galizia.
Nel 1915 l’Italia entrò nel conflitto contro l’Austria; durante la notte precedente era stato varcato il Confine che separava l’ Impero dal Regno d’ Italia.Dopo aver invaso Magasa, i soldati proseguirono per Tombea dove si accamparono in attesa di raggiungere la Val di Ledro. Le altre truppe occuparono Cima Rest e un terzo gruppo Monte Stino. Il 26 Maggio gli italiani entrarono in Valvestino, da due parti per Bocca Paolone e Cadria i Bersaglieri dall’VIII° al X° reggimento, verso Bondone e Cima Spessa gli alpini del V° battaglione. Il resto della Guerra si svolse lontano dalla valle, i paesi rimasero semi deserti, erano abitati solo da anziani, donne e bambini.
Alla fine del conflitto i sopravvissuti rientrarono gradualmente nelle loro case, riprendendo con molta fatica la loro occupazione.Il Trentino e l’Alto Adige furono annessi all’Italia il 26 settembre 1920. I paesi della Valle rimasero autonomi fino al 1928, poi furono conglobati nel “Comune di Turano”, che nel 1931 divenne “Comune di Valvestino”. Nel 1934 viene disposto il distacco del Comune di Valvestino dalla Provincia di Trento e la sua aggregazione da quella di Brescia. Rimase la dipendenza, che continua ancor oggi, dell’amministrazione giudiziaria con la Pretura di Riva del Garda, il Tribunale di Rovereto e la Corte d’Appello di Trento, l’ ufficio del catasto statale e del Libro fondiario di Riva del Garda. Pur essendo divenuta Italiana, la Valvestino non aveva risolto i problemi relativi ai collegamenti stradali. Durante la Guerra, per esigenze militari, venne costruita la mulattiera Idro – Capovalle – Moerna – Persone – Bocca Caplone – Bondone.
Solo nel 1925 si parlò nuovamente di costruire una strada e soprattutto grazie alle consistenti donazioni di Giuseppe Feltrinelli interessato fruitore del legname di valle,venne costruita la carrozzabile Navazzo – Turano, con allacciamenti a Bollone, Armo e Magasa.
Solo molti anni dopo venne realizzata la Turano - Persone e nel 1968 verrà completata la Magasa – Cadria.
Il ricordo della Seconda Guerra è ancora oggi vivo nella mente dei valligiani.
La gioventù finì sui vari fronti di guerra, molti caddero in combattimento e altri furono fatti prigionieri. Tra il 1944 e il 1945 vennero assunti molti operai della valle per preparare la fortificazione della zona. La fine della guerra non fu molto felice per la Valle. Nel 1945 veniva eletto in pubblica assemblea il primo sindaco democratico.
Dopodiché si cercò di ritornare, seppur con molte lacerazioni,al lavoro dei campi, all’allevamento del bestiame, alla produzione di carbone e purtroppo molte famiglie furono costrette all’ emigrazione nelle vicine Svizzera e Francia, sino a raggiungere negli anni 60-70 l’Australia e la Nuova Zelanda. La silenziosa odissea degli emigranti non cessò mai.
La ricchezza della valle era costituita soprattutto dai fieni; i campi davano molto granoturco, patate, fagioli e frumento.Si raccoglievano i frutti che offrivano le piante: mele, pere, prugne e noci. Essendo molto il grano prodotto, ogni frazione aveva un Mulino, quello di Turano è nel fabbricato vicino al campo sportivo.Per un discreto periodo vennero coltivate canapa e lino, utilizzate per la produzione delle lenzuola.
Molto importante è sempre stato l’allevamento, soprattutto bovino, nei mesi estivi il bestiame veniva mandato nelle malghe e il latte ricavato veniva utilizzato per la produzione di burro e formaggio.
I Valvestinesi si dedicavano inoltre al taglio dei boschi, vi erano 2 segherie, una in loc.Bersaglio e una a Moerna.nelle calchere venivano prodotti calce e coppi.
Sebbene la giornata trascorresse all’insegna del lavoro, non venivano ignorate le occupazioni divertenti e gli svaghi. Molto diffusa era la tradizione del “filò”. Nelle lunghe sere d’inverno si riunivano nelle stalle riscaldate dagli animali.
Mentre gli uomini riparavano gli arnesi da lavoro, i bambini giocavano e le donne filavano la lana aggiustando gli indumenti (lavavano quelli sporchi o filavano all’uncinetto), gli anziani raccontavano leggende sui Conti di Lodrone, i Signori della Valvestino.
Merita di essere ricordato il grande lavoro per la realizzazione del bacino idroelettrico della Valvestino, ad opera della società SELT- Valdarno.
I lavori iniziarono nel 1959; la diga fu inaugurata il 26 giugno 1962 e l’invaso completato nell’inverno del 1963.
Gli eventi storici e la posizione appartate hanno permesso a questi luoghi di conservarsi incontaminati e costituisce ora il suo vero patrimonio, sia naturalistico che paesaggistico, meritevole di un dovuto rispetto e salvaguardia, e soprattutto di essere riconosciuto e apprezzato da coloro che ricercano un vero contatto con la natura, per ammirarne le bellezze e riscoprirne i ritmi vitali.